Cosmetica in Italia: nel 2025 fatturato a 18 miliardi di euro

L’industria cosmetica in Italia ha registrato nel 2025 un fatturato di 18 miliardi di euro, massimo storico. Il dato, elaborato da Teha Group in collaborazione con Cosmetica Italia e presentato nell’Osservatorio 2026, ha messo in luce crescita media annua del 6,1% nell’ultimo decennio, ritmo superiore a quello del Pil nazionale e della manifattura. L’impatto economico del settore si estende oltre la produzione industriale diretta: la cosiddetta “filiera estesa”, con le attività a monte come packaging e materie prime e canali distributivi a valle, ha generato un fatturato complessivo di 49 miliardi di euro, con un valore aggiunto di 31,5 miliardi, pari al 5,6% del totale di manifattura e commercio in Italia.
Ripercussioni positive sull’occupazione
Sul piano occupazionale, la filiera dà lavoro a circa 500mila persone, di cui 105mila dirette. Il contributo fiscale complessivo ammonta a 10,5 miliardi di euro. L’analisi ha messo in luce come la spesa in cosmetici sia componente stabile e non voluttuaria dei consumi delle famiglie italiane, con incidenza sul Pil pari allo 0,61%, in linea con altri Paesi sviluppati. Un’indagine comparativa sui quintili di reddito ha mostrato che la domanda di prodotti per la cura della persona ha un differenziale di spesa tra famiglie ricche e povere molto simile a quello dei beni per la salute, a conferma della percezione di essenzialità di tali prodotti.
Comparto ad alta intensità industriale e occupazionale
Il settore cosmetico italiano eccelle anche per la capacità di attrarre investimenti esteri. Le imprese a controllo straniero sono circa il 13% del totale delle aziende del comparto, ma generano oltre il 37% dei ricavi complessivi. Tra i Paesi di origine degli investitori, la Francia guida per numero di imprese e fatturato, seguita da Svizzera, poi Stati Uniti. La Lombardia concentra quasi tre imprese su cinque a capitale estero. Un altro elemento di forza è la produzione in conto terzi per marchi internazionali, con oltre 110 operatori specializzati, concentrati nella “Cosmetic Valley” tra Crema, Bergamo, Lodi e Milano. Il fatturato delle aziende è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni, raggiungendo 2,7 miliardi di euro, mentre l’occupazione è salita a 9mila addetti.
Principali mercati esteri di destinazione
L’export è il principale motore di crescita: nel 2025 le esportazioni hanno toccato 8,6 miliardi di euro, con incremento del 4,1% rispetto all’anno precedente e tasso di crescita medio annuo dell’8,9% negli ultimi 15 anni, superiore a quello dell’export manifatturiero complessivo. Il saldo commerciale positivo ha raggiunto i 5,1 miliardi di euro, pari a circa il 10,1% del saldo complessivo italiano. I principali mercati di destinazione restano l’Europa, con il 61,8% delle esportazioni, e gli Stati Uniti, con il 18,7%. Tuttavia, l’analisi sottolinea la necessità di aumentare il valore unitario dei prodotti, puntando su innovazione, qualità e posizionamento premium, per competere con altri poli produttivi globali come la Francia, la Corea del Sud e il Giappone.
Strategia-Paese per il posizionamento internazionale
Il settore si trova ad affrontare alcune criticità, come la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di materie, elemento di vulnerabilità. L’Italia importa circa la metà degli ingredienti da Paesi extra-europei, con un peso effettivo dell’Asia intorno al 30%. I crescenti costi delle materie prime, che per oltre un terzo delle imprese incidono per più del 30% sui costi di produzione, stanno spingendo le aziende a diversificare fornitori e mercati. Sul fronte della sostenibilità, il settore ha investito circa 300 milioni di euro nel 2024 per la transizione ecologica, mentre i prodotti a connotazione naturale e sostenibile hanno raggiunto un valore di 3,2 miliardi di euro, pari al 25% del mercato nazionale.
Stabilità occupazionale del comparto
Il comparto ha forte stabilità occupazionale: l’85% dei lavoratori ha un contratto a tempo indeterminato, con una marcata prevalenza femminile, che raggiunge il 40% dei ruoli dirigenziali. La crescente domanda di competenze tecnico-scientifiche, digitali e legate all’intelligenza artificiale è una sfida per il futuro. Per rafforzare la competitività del sistema cosmetico italiano, l’Osservatorio ha individuato gli ambiti prioritari di intervento: semplificazione e armonizzazione del quadro normativo, in particolare per le misure legate al Green Deal europeo, il rafforzamento degli investimenti in ricerca e sviluppo, con la proposta di un credito d’imposta maggiorato fino al 40%, e la definizione di una strategia-Paese per il posizionamento internazionale del sistema cosmetico italiano, capace di trasformare la leadership industriale in un asset di desiderabilità globale.



