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L’impatto dei cambiamenti climatici sulla salute

Ovunque nel mondo la salute è influenzata dai cambiamenti climatici. Basti pensare alle ondate di calore estremo sempre più frequenti e intense, dannose per l’equilibrio psicofisico di soggetti sani e non. Negli ultimi anni il 72% dei paesi ha visto aumentare l’esposizione umana agli incendi e a malattie infettive come la dengue, la malaria e il colera, la cui diffusione è stata agevolata dall’aumento delle temperature. Senza contare che la siccità prolungata mette a rischio colture e raccolti, ovvero la sicurezza alimentare e idrica globali. Sono gli individui più vulnerabili a pagare il prezzo più alto, poiché maggiormente colpiti dai cambiamenti climatici, in grado di aggravare condizioni di salute già precarie così come situazioni socioeconomiche difficili.

I campanelli di allarme alla società civile

“The Lancet Countdown” è un gruppo di 120 esperti di clima, salute pubblica e scienze politiche impegnati a monitorare il cambiamento climatico, specialmente il suo impatto sulla salute globale. Attraverso la loro attività di ricerca lanciano costantemente campanelli d’allarme alla comunità internazionale, suffragati da dati scientifici costantemente aggiornati: l’inazione sul clima e sulla salute supererà di gran lunga i costi dell’agire subito. Ma quali sono esattamente le conseguenze dei cambiamenti climatici sulla salute umana? Possono essere di natura indiretta o diretta. Nel primo caso, per esempio, lo scioglimento dei ghiacciai determina via via l’innalzamento del livello dei mari. Unito all’aumento delle temperature delle acque marine, produce stravolgimenti degli ecosistemi acquatici e, a catena, alterazioni nelle attività ittiche delle comunità costiere (basti pensare all’arrivo di specie tropicali nel Mediterraneo predatrici della fauna ittica autoctona pescata abitualmente lungo le coste mediterranee).

Impatto sul corpo umano

Tuttavia i cambiamenti climatici possono avere un impatto anche diretto sul corpo umano. Uno studio del Karolinska Institute in Svezia ha mostrato che sempre più persone vengono ricoverate per iponatriemia (o iposodiemia, un’anomala scarsità di sodio nel sangue. La carenza di sodio a livello ematico può portare a nausea, vomito, anoressia e, nei casi più gravi, al coma). Il caldo estremo può causare un’eccessiva sudorazione con conseguente perdita di sodio; parallelamente, un’eccessiva idratazione aumenta la perdita di liquidi e quindi di sodio.

I distretti interessati dall’eccessivo caldo

Il caldo estremo è nemico dell’apparato digerente, aumentando la permeabilità della barriera digestiva e quindi la suscettibilità alle infezioni intestinali. Ancora, è stato dimostrato il legame tra esposizione al calore e malattie renali, in particolare in coloro che lavorano all’aperto e sotto il sole. A ciò si aggiunge chi è affetto da patologie neurologiche (Alzheimer, Parkinson, epilessia, emicrania…), che dovrebbe proteggersi maggiormente protetto dall’esposizione alle alte temperature poiché potrebbero peggiorarne i sintomi.

Cambiamento climatico e malattie virali

Non va trascurato nemmeno il collegamento tra cambiamenti climatici e diffusione di malattie virali. Il rapporto Lancet Countdown 2021 sottolinea che “le mutevoli condizioni ambientali stanno anche aumentando l’idoneità alla trasmissione di molti agenti patogeni nell’acqua, nell’aria, negli alimenti e nei vettori”. Ad esempio gli insetti, in particolare le zanzare, stanno modificando ciclo di vita e destinazioni migratorie, raggiungendo paesi in cui non erano mai migrate prima, proprio per effetto dei cambiamenti climatici. Il rischio è che, oltre alla pandemia di COVID-19 tuttora in corso, si possano accendere focolai di altre epidemie (se non ancora pandemie) per effetto dei cambiamenti climatici.

Il rapporto 2021

Salute dell’uomo e salute del pianeta sono evidentemente molto più connessi di quello che abbiamo mai (erroneamente) immaginato. Il rapporto Lancet Commission 2021 ha rilevato la debolezza negli sforzi dei governi per contrastare il cambiamento climatico e tutto ciò che ne consegue. “I governi con capacità di bilancio hanno risposto alla pandemia di COVID-19 con massicci pacchetti di spesa per attutire gli impatti della crisi e iniziare a realizzare la ripresa economica. Ma la risposta al cambiamento climatico e gli investimenti commisurati rimangono inadeguati. (…) I paesi di tutto il mondo dovrebbero perseguire percorsi di ripresa economica a basse emissioni di carbonio, attuando politiche che riducano le disuguaglianze e migliorino la salute umana”, conclude il rapporto. Il punto è chiaro: bisognerebbe trattare i cambiamenti climatici come un problema di salute pubblica globale, per responsabilizzare davvero governi e cittadini, per attivarne una presa di coscienza attiva, forte e determinata. “È fondamentalmente una crisi sanitaria che abbiamo nelle nostre mani”, ha sottolineato la Dott.ssa Marina Romanello, ricercatrice presso l’University College London Institute for Global Health e coautrice degli ultimi rapporti di Lancet Countdown, spiegando che “molto di ciò di cui parliamo quando parliamo di azione contro il cambiamento climatico e di mitigazione del cambiamento climatico ha a che fare con stili di vita più sani, ovvero di una maggiore attività fisica, di diete più equilibrate e più ricche di vegetali, di una riduzione dell’esposizione all’inquinamento atmosferico e ad altri determinanti ambientali dannosi per la nostra salute”.

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