Penicilline: consumo, resistenza e implicazioni cliniche

Le penicilline, appartenenti alla categoria dei betalattamici, continuano a essere tra delle classi terapeutiche più prescritte nel contesto nazionale. È il tema trattato nel Minidossier Cosisifa, n. 4 di giugno 2025. Secondo i dati del rapporto Aifa Osmed 2023, le associazioni di penicilline con inibitori delle betalattamasi hanno registrato un incremento del 6,3% rispetto all’anno precedente, confermandosi come la prima scelta nel trattamento delle infezioni batteriche. L’impiego è rilevante nelle fasce pediatrica e geriatrica, con differenze nelle prescrizioni tra Nord e Sud Italia. In ambito ospedaliero, le molecole sono circa un terzo del consumo totale di antibiotici, precedendo cefalosporine di terza generazione e fluorochinoloni.
Emergenza resistenza e meccanismi di adattamento batterico
L’elevato utilizzo delle penicilline ha favorito lo sviluppo di resistenze batteriche, un fenomeno in costante crescita. I microrganismi adottano diverse strategie per contrastare l’azione degli antibiotici, tra cui la produzione di betalattamasi, enzimi in grado di degradare l’anello betalattamico, essenziale per l’efficacia del farmaco. Altri meccanismi includono modifiche strutturali delle proteine leganti la penicillina (Pbp) e alterazioni della permeabilità della membrana cellulare, che limitano l’ingresso della molecola all’interno del batterio. Gli adattamenti rendono necessaria una costante revisione delle strategie terapeutiche, con l’obiettivo di preservare l’efficacia degli antibiotici esistenti.
Politiche sanitarie e gestione razionale degli antimicrobici
Per contrastare la diffusione della resistenza, è fondamentale adottare approcci coordinati a livello globale e locale. Il Piano nazionale di contrasto all’antibiotico resistenza (Pncar) promuove l’uso appropriato degli antimicrobici, incentivando l’impiego di test diagnostici rapidi e l’adeguamento della terapia in base ai risultati microbiologici. Le linee guida delle società scientifiche sottolineano l’importanza di una prescrizione mirata, basata sui dati epidemiologici territoriali. L’integrazione tra antimicrobial stewardship e diagnostic stewardship è una strategia chiave per ridurre l’uso empirico e ottimizzare l’efficacia terapeutica, mitigando al contempo il rischio di selezione di ceppi resistenti.