Carenze e indisponibilità di farmaci, dossier Aifa: 2.500 casi su 20mila medicinali

L’Agenzia italiana del farmaco ha pubblicato a settembre 2026 un dossier dedicato alle carenze e indisponibilità di medicinali, per dare il quadro aggiornato del fenomeno a farmacisti, medici e pazienti. A fronte di oltre 20mila medicinali autorizzati e commercializzati in Italia, gli elenchi dei farmaci temporaneamente carenti pubblicati sul portale dell’Agenzia contano circa 2.500 prodotti. Secondo l’analisi dell’Aifa, il numero, se considerato isolatamente, può apparire rilevante, ma va letto alla luce di un dato più specifico: soltanto uno su cinque dei medicinali carenti è privo di un farmaco equivalente, cioè con lo stesso principio attivo, dosaggio, forma farmaceutica e via di somministrazione. Molti dei prodotti coinvolti dispongono comunque di un’alternativa terapeutica basata su un diverso principio attivo indicato per la medesima patologia. Nel dossier è emerso che il numero di medicinali realmente privi di qualsiasi alternativa è nettamente inferiore rispetto al totale dei farmaci segnalati come carenti.
Tra le cause filiera globale, geopolitica e commercio parallelo
Nel dossier, l’Aifa ha distinto tra carenza, riconducibile a problemi del titolare dell’Autorizzazione all’immissione in commercio (Aic) quali difficoltà produttive, provvedimenti regolatori o scelte commerciali, e indisponibilità, che deriva da anomalie del circuito distributivo locale, come un eccesso di esportazioni da parte di singoli operatori. Il documento ha richiamato anche il Medicine shortages report 2025 del Pharmaceutical group of the european union (Pgeu), secondo cui i farmacisti di tutti i Paesi europei si confrontano quotidianamente con situazioni di carenza.
Le cause strutturali delle carenze
Tra le cause strutturali, il dossier ha indicato la forte dipendenza dell’industria farmaceutica europea dall’Asia: secondo dati della Commissione europea citati nel documento, tra il 60 e l’80 per cento dei principi attivi utilizzati in Europa viene prodotto in Cina e in India, dove si concentra circa due terzi della capacità produttiva mondiale. A ciò si aggiungono le tensioni geopolitiche che hanno allungato le rotte commerciali e aumentato tempi e costi di trasporto, oltre alle politiche statunitensi legate al meccanismo Most favored nation, che secondo il dossier rischiano di scoraggiare l’introduzione di farmaci sui mercati europei di riferimento. Il documento ha segnalato il ruolo del commercio parallelo, ovvero l’import-export di farmaci: dal 2019, con il cosiddetto Decreto Calabria, Aifa può inserire temporaneamente alcuni medicinali in una lista di blocco delle esportazioni quando ciò sia necessario per prevenire o limitare carenze e indisponibilità sul territorio nazionale.
Strumenti operativi e la strategia europea di prevenzione
Nel dossier, l’Aifa ha ricordato che, tra i principi attivi carenti privi di alternative, solo poche decine sono effettivamente oggetto di richieste di importazione da parte delle strutture sanitarie italiane. A livello europeo il documento ha segnalato l’avvio del Critical medicines act, iniziativa con cui la Commissione europea intende individuare i medicinali critici per la salute pubblica e ridurre la dipendenza da un numero limitato di fornitori, e il ruolo della Health emergency preparedness and response authority, istituita dopo la pandemia per monitorare i rischi emergenti e coordinare le risposte comuni tra gli Stati membri.



